Tuesday, 9 April 2013

Commento: Il Seggio Vacante



Autore: J.K. Rowling
Titolo Originale: The Casual Vacancy
Titolo Italiano: Il Seggio Vacante
Anno Pubblicazione: 2012

Genere: Tragicommedia
Ambientazione: le città di Pagford e Yarvil, oggi
Serie: -



Giudizio: 7/10





Il seggio vacante è il primo libro di narrativa per adulti dell’autrice della fortunatissima saga fantastica del mago Harry Potter. Non aspettatevi però, magia, draghi e ippogrifi; infatti, sebbene la copertina sembri richiamare due bacchette incrociate, in realtà si tratta solo di una grande croce all’interno di una scheda elettorale. 
Il romanzo che non deve, per alcuna ragione, essere messo a paragone che la serie potteriana, si configura come una storia volta all’interiorità dei tanti personaggi che arricchiscono e colorano il piccolo villaggio di Pagford; proprio questa località diventerà la protagonista della narrazione: infatti, nessun personaggio sarà così rotondo, così profondo, così interessante da attrarre l’attenzione del lettore. 

L’intreccio è semplice: il consigliere di un caratteristico villaggio inglese muore improvvisamente lasciando il seggio vacante; si creeranno fazioni diverse e opposte per ottenere quel ruolo politico, simbolo di un campanilistico potere locale.
Sfortunatamente la morte di Barry Fairbother, stimato e amato consigliere, porterà via con sé anche la possibilità di redenzione di un quartiere malfamato del villaggio, i Fields, dove lo stesso Barry era nato; i potenziali successori del consigliere saranno quasi tutti concordi nel tagliare fuori quella zona per annetterla alla vicina cittadina di Yarvil, affinché Pagford ritorni l’anacronistico villaggio di campagna popolato da sane famiglie timorate di Dio abitanti in graziose case piene di centrini e con aiuole ben curate. Questa utopia tipicamente inglese non sarà realizzabile, anzi, nel tentativo di smembrare i Fields dal paese verranno alla luce tutte le difficoltà e le tragedie di quel quartiere, così vicino al centro del villaggio eppure così lontano dalla mente di pagfordiani. 

Il finale è un non finale, non c’è un lieto fine, ma neppure uno triste. Il romanzo è semplicemente un tentativo di sbirciare nella vita di un paese inglese alle prese con la creazione di nuovi equilibri politici e sociali. 
La vicenda potrebbe essere raccontata in un qualsiasi altro villaggio del mondo e ritroveremmo gli stessi problemi e gli stessi drammi: amore, matrimonio, discussioni fra genitori e figli, ruberie, cotte adolescenziali, droga, bullismo. Sembrano quasi gli ingredienti di una nota serie televisiva inglese per ragazzi.

In realtà la storia è ben narrata, non è un capolavoro della letteratura, ma è pur sempre piacevole da leggere.

Sicuramente ci si aspettava un finale con maggiori colpi di scena, i personaggi avrebbero dovuto maturare, regredire o almeno cambiare più radicalmente dopo la breve, ma intensa esperienza di anarchia sociale e dopo il dramma occorso quasi al termine del libro. 

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