Thursday, 12 September 2013

Commento: Perfect / Un Incontro Perfetto (serie Paradise #2)



Autore: Judith McNaught
Titolo Originale: Perfect
Titolo Italiano: Un incontro perfetto
Anno di Pubblicazione: 1993

Genere:
Romance
Ambientazione: Texas e Colorado, America
Serie: Paradise 2/6

Giudizio: 9/10







Ceci n’est pas une pipe

La storia parla di Julie, un’insegnante che ha avuto un’infanzia travagliata, ma che è riuscita a risolvere i suoi problemi grazie ad una famiglia adottiva che la amava, che un giorno viene rapita da Zack, un detenuto appena evaso da una prigione. Incriminato ingiustamente per l’omicidio della moglie, Zack, attore e regista di incredibile successo e affascinante rubacuori, evade di prigione, ma il piano non va a buon fine e si trova obbligato a usare la macchina di Julie, rapendola, per trovare una via di fuga. I due saranno poi costretti a vivere insieme per un periodo e questo li porterà a conoscersi e ad apprezzarsi (per non dire amarsi). Vari motivi, poi, li separeranno e solo grazie ad un intervento fortunato, riusciranno ad avere un dolcissimo lieto fine.

Come tutti i libri di Judith McNaught, anche questo non mi ha deluso. I protagonisti sono ben caratterizzati e, soprattutto, umani, non i soliti eroi senza macchia e senza paura; commettono errori di valutazione, azioni sbagliate che portano a conseguenze disastrose (che sono tipiche della McNaught della serie “delle seconde opportunità”, di cui fa parte anche questo libro). Julie è desiderosa di essere perfetta per la sua famiglia (“Perfect” è il titolo originale e anche qui l’autrice non si smentisce: Questa parola e il suo significato, saranno una presenza costante nel racconto) e vive la sua vita cercando di raggiungere il suo obiettivo: Ha un lavoro socialmente utile, anche se non troppo redditizio (cit.), si vede con un uomo che è innamorato di lei, lei non lo ricambia, ma questo non crea problemi (a dire il vero non ha mai creato problemi, neanche quando avrebbe dovuto) e la situazione rimane così fino a quando non incontra Lui: “Riccone” prima, attore e “riccone” poi. Sembra una banalità, ma in realtà il personaggio è molto più profondo di quello che sembra.

La prima parentesi la dedicherei ai problemi che avrebbe dovuto creare il fidanzato: La stessa cosa succede con un altro personaggio (che non dico per questioni di spoiler): prima escono insieme, poi lui scompare e non se ne sa più nulla. Ok, non era ufficiale, ma è grazie a lui che si risolve il problema, quindi pensavo che un minimo di riconoscenza ci fosse, invece niente. Dopo il grande exploit, scompare.

Tornando alla trama, anche qui abbiamo una parte iniziale in cui viene raccontata l’infanzia/adolescenza dei due protagonisti, che, personalmente, tengo sempre a leggere velocemente, non perché sia noiosa o inutile o pesante (anzi, credo sia fondamentale per comprendere le dinamiche della storia e i comportamenti dei personaggi), ma perché sono estremamente curiosa di sapere cosa succederà, come i protagonisti si incontreranno (all’inizio sembra sempre impossibile: città diverse, classi sociali diverse, etc.).

Ma vogliamo aprire un'altra parentesi per Meredith e Matt? Sono stata contentissima di averli rivisti come personaggi secondari in questo romanzo! Mi mancavano, li ho amati in Paradise e riaverli qui è stato molto piacevole!!!

Passando poi ai temi impegnati: La McNaught in questo romanzo ha affrontato un paio di argomenti degni di nota, soprattutto considerando il periodo in cui è stato scritto (inizio anni ’90): l’omosessualità e l’analfabetismo femminile. Ho apprezzato il fatto che un libro, anche un romanzo, in questo caso, possa essere utilizzato per consapevolizzare i lettori su temi importanti.

Devo dire, però, che non è stato il mio preferito, tra quelli di questa autrice, anche se siamo sempre su livelli molto alti; la sua scrittura è impeccabile e piacevole, cosa che non posso affermare della versione tradotta: capisco che la parola “ciac” esista (la Treccani me l’ha confermato, io ero molto scettica), ma perché usarla? Perché tradurre parole che non hanno bisogno di essere tradotte per essere comprese? Forse nel 1997 non si usava la parola “ciak”? (Questa è una vera domanda)
Un'altra stonatura della versione tradotta è il fatto che i due protagonisti si danno del Lei fino alla loro prima volta. Il problema è che anche prima si era creata una certa intimità e l'uso del Lei in quel caso mi è sembrato un po' forzato.

Infine, vi chiederete il perché della citazione iniziale di Magritte (Ceci n’est pas une pipe): mi riferisco semplicemente ad una frase particolare detta da Zack a Julie durante il loro soggiorno in montagna (non voglio specificare) che mi ha fatto subito pensare all'artista e alla sua pipa.

Un ultimo appunto: Grazie Judith per avermi insegnato l’utilità del “ciac”, mi ero posta la domanda, ma non l’avevo reputata così importante da cercarne la risposta. Ora lo so. Grazie!

J.J.P.


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