Sunday, 12 May 2013

Commento: Seven Years to Sin / Sette anni di peccato



Autore: Sylvia Day
Titolo Originale: Seven Years To Sin
Titolo Italiano: Sette anni di peccato
Anno di Pubblicazione: 2011

Genere: Romance
Ambientazione: Inghilterra e Calypso 
Serie: -

Giudizio: 81/2/10


Bello, forse un po' troppo condito ma comunque uno dei migliori che ho letto della Day (non molti onestamente).
Per chi avesse già scorso i miei altri commenti dei libri dell'autrice, avrà capito quanto sia combattuto il mio rapporto con il suo stile, per chi non lo sapesse, lo ribadisco: i suoi romanzi, specialmente i primi che ho letto (in italiano, quindi magari la colpa è da spartire con il traduttore), sono permeati da una scurrilità, non solo nel linguaggio, ma anche nelle situazioni e nei concetti, che onestamente mi ha fortemente infastidita; fortunatamente, per me (sicuramente ci sarà chi apprezza il suo stile più della sottoscritta), questo aspetto è stato smussato e migliorato, rendendo la sua scrittura "forte" ma non seccante...o forse sono semplicemente io che c'ho fatto l'abitudine.

Ciononostante ho sempre riconosciuto alla Day, una capacità, da me molto gradita, di rendere le sue storie meno amene (cosa che capita spesso e volentieri nel genere), facendo trasparire in esse l'asperezza e la durezza che credo si confaccia di più alla società in cui i suoi intrecci, e questa storia in particolare, vengono ambientati; poi è anche chiaro che, come di diritto, c'è del romanzato e del surreale anche qui.
Per quanto concerne il surreale, appena menzionato, specifico che non mi riferisco ai sentiementi che ci sono tra i due protagonisti, o per essere più precisa tra i molteplici protagonisti; quanto più alle situazioni in cui si trovano: inconvenienti e disgrazie di ogni genere, morti improvvise e "di massa" che manco la peste di San Carlo, viaggi transatlantici (che per carità ci stanno pure) con annesso attacco dei pirati (i quali, come lupi in fabula, compaiono la mattina dopo che il capitano dell'Acheron si era vantato di non aver mai subito assalti dai bucanieri), malmenamenti e via dicendo; c'è da dire che comunque il tutto è organizzato con maestria.
Anche qui, come in alcuni altri romanzi di Sylvia Day che ho letto, si accavallano e si intrecciano più storie (mi piace molto questo aspetto), la storia principale è quella di Alistair Caulfield e Jessica Sheffield e la secondaria, ma che io a volte ho gradito più dell'altra, tra Michael Sinclair e Hester Sheffield.


Alistair è il, fisicamente perfetto ed intrigante, quartogenito del duca di Masterson ma non è esattamente ben voluto dal padre e leggendo il romanzo ne capirete il perché; conosce Jessica Sheffield quando è ancora molto giovane e se ne innamora da subito; la ragazza è bellissima ed avvenente ma è avvolta da un'aurea di gelo che intriga ancora di più i bollenti spiriti del giovane Alistair. Il problema è che Jessica è promessa a Benedict Sinclair, visconte Tarley e futuro conte di Pennington (fratello maggiore di Michael, a sua volta migliore amico di Alistair), che grazie al suo titolo, attuale e futuro, rappresenta un obbiettivo ben più allettante per il perfido genitore della ragazza.
Benedict è un brav'uomo, innamorato ed affezionato a Jessica, per la quale farebbe di tutto; nonostante sia stata pilotata, la loro sia un'unione d'amore.
Tuttavia, la sera prima delle nozze fra i due giovani, la futura viscontessa Tarley, assiste ad un menage piuttosto licenzioso, nel giardino della tenuta dei Pennington, fra Alistair e la matura Lady Trent; la scena la sconvolge, non tanto per quello che vede, quanto soprattutto per gli sguardi che scambia con il ragazzo, consapevole ed anche catturato dalla presenza di lei.
La storia si sposta a sette anni dopo.
Purtroppo Benedict è morto da un anno (m'è dispiaciuto, pover'uomo) e Lady Tarley, che ancora si deve riprendere dalla perdita, decide di viaggiare alla volta di Clypso; il compianto e premuroso marito le ha lasciato, per garantirle una certa autonomia dopo la sua dipartita, le piantagioni della terra, suppongo, caraibica. Quello che lei non sa, è che la nave su cui viaggerà, è di proprietà di Alistair Caulfield, il quale non ha mai dimenticato Jessica e verso la quale prova lo stesso sentimento che provava anni prima; perciò, appena scopre dell'imminente viaggio della donna, non potendosi aspettare un'occasione più propizia, decide di imbarcarsi sulla stessa nave.

Contemporaneamente si svolge la storia di Hester, ora sposata con il conte di Regmont, uomo molto bello e con cui, almeno inzialmente, il matrimonio si era dimostrato molto felice ed amorevole; tuttavia con il passare del tempo, il conte ha assunto dei comportamenti malvagi nei confronti di quella che una volta era una ragazza allegra, solare, gentile, ironica ma soprattutto felice (per quanto l'infanzia delle due Sheffield potesse permettere: vittime di un padre cattivo, egoista e violento, molto violento).
Hester non sa però che Michael Sinclair è da sempre innamorato di lei; l'ora visconte Tarley, farebbe di tutto per la ragazza, anche sfidare Regmont.





Inizialmente devo dire che la storia della minore delle Sheffield mi aveva catturato di più, ma con il proseguire della trama si sono eguagliate in bellezza ed interesse.
Mi sono piaciute soprattutto le donne in questo romanzo, non che gli uomini siano male, ma le Sheffield ed anche la madre di Benedict e Michael Sinclair, sono personaggi di maggior spessore e decisamente più sfaccettati; nel romanzo, Jessica ed Hester subiscono nel bene e nel male diversi cambiamenti, affrontando una crescita personale che mi è piaciuta molto, per entrambe; fronteggiano una bella dose di scherzi del destino e sono due personaggi verso cui si prova una forte empatia e a cui ci si affeziona facilmente, o per lo meno per quanto mi riguarda.

Buona lettura!

M.E.G.


 

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