Tuesday, 9 September 2014

Commento: ODISSEA di Cristina Zanetti


* Mi scuso ancora una volta per la poca cura di questo blog in quest'ultimo mese ma, la sottoscritta come anche le altre autrici di questo blog, "Floria Emilia" e la nostra graditissima new entry Jennifer Muderevu, sono state impegnate su diversi fronti. Ci scusiamo con la speranza di tornare in pompa magna! 
Per quanto mi riguarda ho pronte e in programma diverse recensioni di nuove o future uscite di romanzi rosa storici (HR).*

Per ora vi lascio alla prima recensione della nostra Jennifer, sperando che possa esservi d'aiuto e colgo l'occasione per ringraziare Claudia Del Giudice che ci sottopone sempre delle letture che siamo molto felici di affrontare! M.E.G.




 
Autore: Cristina Zanetti
Titolo: Odissea
Anno di pubblicazione: 2014

Genere: Romanzo
Ambientazione: Bologna, contemporaneo

Giudizio: 5/10

Odissea è un piccolo romanzetto che ho avuto il piacevole privilegio, si fa per dire, di leggere questa estate. Esteticamente e formalmente, c'è da dire che è un libro breve, con racconti brevi, con un titolo breve. Tuttavia è un libro che richiede un lungo lasso di tempo per la lettura. A scanso di equivoci ciò non è dato da un lessico alto o da una profondità di contenuti, bensì da una mancata scorrevolezza nella lettura, perciò si ha la spiacevole impressione di percorrere un lungo e tedioso tragitto autostradale della Salerno Reggio Calabria in coda estiva, piuttosto che una raccolta di deliziosi scorci della vita privata dell'autrice. 
Inoltre è un libro che può sopraffare il lettore, vista la gamma di informazioni contrastanti che gli vengono propinati. Per tanto, si necessita, di tanto in tanto, di interrompere con una sosta all'autogrill la lettura, anche nel bel mezzo del capitolo; ciò avviene per due motivi: o l'arrivo di un irrefrenabile colpo di sonno o di un mal di capo. In sintesi, frenesia isterica e staticità suicida si alternano inesorabilmente. Il linguaggio invece, si alterna tra preziosismi manieristici superflui, minuziosità oggettistica, tipica dei grandi romanzi russi ma mal riuscita a mio avviso, per proseguire con voli pindarici e consecutio temporum disarmanti e per finire con francesismi (o meglio turpiloqui) e linguaggio formale in imbarazzante conflitto. In soldoni, la forma è più ecclettica del contenuto stesso, ossia farcita di inquinamenti stilistici e letterari provenienti, per diretta ammissione dell'autrice, da altre opere lette prima e durante la stesura del libro.

Per quanto riguarda il contenuto, consiglio di leggere questo libro a due categorie di persone: le confuse e le sentimentali.
Le confuse poiché tutto quello che riguarda le certezze date da tempo e spazio vengono meno, ossia i luoghi e i personaggi si confondono e così anche le settimane, i mesi, gli anni si confondono con i secondi, i minuti e le ore. 
Le sentimentali perché saranno certamente accontentate nel leggere non solo di un amore profondo che lega due donne, ma anche di leggere di un'inaspettata e interessante, a loro annessa, tribù etero-gay, multiculturale-religiosa-raziale, intellettuale-fanatica che è tipica di un immaginario stereotipato collettivo delle ex sessantottine bolognesi, impegnate nella lotta per i diritti delle donne e delle minoranze, figlie di un'Italia tardo comunista che ormai non c'è più.

Per quello che concerne le mie impressioni generali, sono state quella di leggere un libro per la prima volta. Infatti il libro inizia con una scena in medias res nella quale c'è un vorticoso litigio presentato con dialoghi stentati e disarticolati, nei quali ci si sente confusi perché non si riesce a collocare i ruoli. Chi è il protagonista? Chi è il narratore? Il narratore è per caso onnisciente o intrusivo? 
E come ogni nuova esperienza è stata dolce e amare, piacevole e spiacevole. Come quando si prova per la prima volta il caffè o si perde la verginità. Infatti mi sono sentita proprio a quel modo, sconvolta e destata da un'età dell'innocenza all'insegna di libri ben scritti a cui ho dovuto sempre addio. 
Per risollevare le sorti di questo libro posso dire che malgrado tutti, è un libro toccante di cui si percepisce l'amore e il coraggio di due donne. Un amore che anche se insoddisfatto è stato anche più forte della mancanza, del dolore e della morte; sentimenti come questi, devono essere solo osannati e tutelati da ogni opinione contraria. Sfiderei chiunque a dire che cioè che hanno passato queste due donne sia cosa da poco. Sensazioni così forti vanno ricercate soprattutto da coloro a cui manca un briciolo di sensibilità. Ma ahimè, devo comunque essere oggettiva, il titolo pretenzioso delude le aspettative e anche se sembrerò crudele, userò un estratto scritto dall'autrice stessa che secondo me calza a pennello per dare un'adeguata ed esaustiva sintesi conclusiva: "Un titolo è come una chiave, se la chiave è sbagliata la porta non si apre. Eravamo consapevoli dell'enorme importanza del titolo, avevamo più volte constatato che romanzi mediocri avevano avuto successo grazie a strepitosi titoli da editing, paradossali, perfino mendaci" p. 163.


J.M.




** Ho ricevuto una Review Copy (ARC) di questo libro da Cicero editore in cambio di una onesta opinione, grazie per l'opportunità.

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